Disturbo Da Alimentazione Incontrollata

Disturbo , Alimentazione Incontrollata,

Il disturbo da alimentazione incontrollata o “abbuffata di cibo”, dall’inglese binge eating disorder (BED), è un disturbo della condotta alimentare (per disturbo della condotta alimentare s’intende, secondo la definizione proposta dal ricercatore C. Fairburn psichiatra inglese, una sindrome caratterizzata da un’alterazione persistente del comportamento alimentare e delle condotte connesse con il cibo che danno luogo come risultato finale ad una inadeguata assunzione degli alimenti).

I soggetti con disturbo BED assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto stia mangiando, con senso di colpa e vergogna che spesso inducono a mangiare da soli o di nascosto.

Nelle persone che soffrono di questo disturbo c’è un forte disagio che coinvolge l’intera persona fisicamente, emotivamente, psicologicamente, in una lotta estenuante che logora, svilisce e che compromette radicalmente la qualità di vita. Nello specifico per capire se una persona soffre di “binge eating disorder”

ci si può avvalere dei seguenti criteri diagnostici:

A)  Episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata o abbuffate compulsive (almeno una volta a settimana per 3 mesi consecutivi). A sua volta la definizione di bisogno di alimentazione incontrollato o abbuffate compulsive sottintende due caratteristiche: – mangiare in un periodo di tempo definito un quantitativo di cibo chiaramente più abbondante di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in circostanze simili. – sensazione di perdita di controllo nel mangiare durante l’episodio.

? Gli episodi di alimentazione incontrollata sono associati a tre o più delle seguenti caratteristiche: – mangiare molto più rapidamente del normale; – mangiare fino a sentirsi piacevolmente pieni; – #mangiare grandi quantità di cibo anche se non si avverte fisicamente fame; – mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando; – sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo le abbuffate.

C)  È presente un marcato disagio rispetto al comportamento incontrollato che si ha verso il cibo.

D)  L’alimentazione incontrollata non è regolarmente associata a condotte di eliminazione o comportamenti compensatori inappropriati, tipici della bulimia nervosa, ad esempio uso di lassativi, diuretici, digiuno, esercizio fisico eccessivo, etc.

Il sospetto di soffrire di BED deve sorgere quando l’assunzione dl cibo avviene in modo compulsivo; infatti secondo alcuni ricercatori l’esperienza di perdita di controllo è la caratteristica principale, più importante della quantità di cibo ingerito.

Si osserva come la maggioranza dei soggetti che soffre del disturbo da alimentazione incontrollata tenda ad attribuire eccessiva importanza al peso ed alle forme corporee. Da diversi studi si riscontrano situazioni diverse: alcune di queste persone per ritrovare la forma fisica iniziano un regime alimentare rigido e fortemente ipocalorico solo capace di far scaturire abbuffate.

Altre persone manifestano il disturbo prima di seguire diete e quando il peso corporeo è spesso ancora nella norma. Nonostante la condizione di obesità non sia un requisito necessario per fare diagnosi di BED la maggioranza dei soggetti ne risulta affetta, in quanto l’assenza di pratiche che contrastino l’eccessivo apporto calorico dovuto al cibo, fa si che si sviluppino diversi gradi di sovrappeso fino all’obesità, quindi è opportuno sottolineare differenze fondamentali tra gli obesi binge eating e gli obesi non binge eating.

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I primi rispetto agli altri presentano una preoccupazione molto maggiore riguardo al peso corporeo, all’aspetto fisico e al comportamento alimentare, possono avere una percezione distorta della loro immagine corporea a prescindere dall’entità del sovrappeso e presentano un più basso livello di autostima che è condizionata a sua volta dal peso, dalla forma corporea e dalle stesse abbuffate, per via del fatto che si sentono sconfitti per l’incapacità di controllare il proprio rapporto con il cibo.

Oppressi dal loro peso presentano scarse capacità di adattamento all’ambiente, ridotta abilità a gestire le situazioni a rischio, difficoltà nell’inserimento e nei rapporti sociali, tutto questo come una sorta di circolo vizioso non fa altro che alimentare il loro senso di vergogna, di malessere ed insoddisfazione che li obbliga a nuovi bisogni di binge eating. Questi individui riferiscono infatti una maggiore tendenza ad iperalimentarsi in risposta a stati emozionali negativi, rispetto ai soggetti obesi NON BED.

Le motivazioni che spingono al binge eating disorder sono condizioni emozionali negative quali ansia, tristezza, depressione, necessità di compensare un “qualcosa” e numericamente si ritrova questo disturbo maggiormente nelle donne. Si è visto come il BED può presentarsi a qualsiasi età, ma dati alla mano è più frequente diagnosticarlo in un’età compresa fra i 30 e i 40 anni, anche se poi molti pazienti riferiscono durante l’anamnesi un’insorgenza del disordine alimentare in adolescenza o nella prima giovinezza, attorno ai vent’anni.

In questo modo le persone con un disturbo di alimentazione incontrollata si ritrovano in un circolo di disperati tentativi di restrizione dietetiche, perdita di controllo, abbuffate, con conseguente aumento di peso, anche maggiore di quello perduto. E’ necessario nei confronti di queste persone un approccio terapeutico multidisciplinare che vede la stretta collaborazione di diversi professionisti.

I soggetti che soffrono di BED sono di fronte a molteplici sfide:

normalizzare il comportamento alimentare, migliorare lo stato di salute fisico e psicologico, aumentare l’accettazione della propria immagine corporea e di sé. Queste persone innanzitutto vanno trattate con un obiettivo diretto alla risoluzione dello stato psichico cioè delle problematiche di fondo che portano all’abbuffata, alla correzione del disturbo alimentare, al miglioramento dell’autostima e successivamente anche a produrre un significativo riduzione di peso in modo tale da ottenere un miglioramento della qualità di vita e una diminuzione del rischio per malattie associate all’obesità.

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